Il wi-fi superpotente (e italiano) che conquista le aziende americane

  • Pubblicato: 02/11/2016
Il wi-fi superpotente (e italiano) che conquista le aziende americane

NEW YORK — Quando, più di dieci anni fa, Cosimo Malesci, toscano di Portoferraio, si laureò in Ingegneria oceanografica al Mit di Boston, sognava di costruire droni sottomarini capaci di mimetizzarsi tra i pesci. Ma la vita, si sa, spesso ha progetti diversi. Soprattutto se cerchi di cavalcare tecnologie in rapida evoluzione. E così Cosimo, insieme al fratello Umberto, anche lui ingegnere laureato al Mit (Massachusetts institute of technology) ma in Informatica, e Andrea Orioli, altro informatico uscito dal Politecnico di Milano, si ritrovò a sviluppare una tecnologia wi-fi innovativa per la videosorveglianza che è alla base del successo di Fluidmesh: una delle poche startup italiane che sono riuscite a diventare una presenza industriale stabile tanto in Europa quanto negli Stati Uniti. Un esempio «virtuoso» di italiani che hanno sfondato all’estero ma senza «fuga dei cervelli», visto che quello di Fluidmesh resta nella Penisola dove viene svolto gran parte del lavoro informatico, a partire da quello sugli algoritmi. Ma lo sviluppo di quest’azienda che oggi offre una tecnologia molto avanzata di trasmissione dati e immagini da mezzi in movimento veloce adottata perfino da Cisco Systems che, nei «pacchetti» che offre ai clienti, l’ha preferita alla propria, è una storia soprattutto a stelle e strisce. Perché è negli Usa che l’azienda ha ottenuto i primi contratti importanti e ha trovato i capitali necessari per crescere (i principali azionisti adesso sono due fondi di private equity di Chicago), ma soprattutto perché — cosa che capita solo in America — il suo successo è nato da un fallimento.

«Avevamo partecipato col nostro progetto alla gara tecnologica annuale indetta dal Mit, la nostra università», racconta Cosimo che oggi si occupa del marketing in tutto il mondo e delle vendite ai clienti americani, mentre il fratello Umberto è ad di Fluidmesh in Italia. «Fu un disastro: non riuscimmo a passare nemmeno la prima fase eliminatoria: la nostra idea parve campata in aria, impraticabile». Ma i due Malesci, Orioli e un quarto socio poi uscito di scena, decisero di andare comunque avanti da soli e trovarono potenziali clienti molto interessati alle loro idee. «Cominciammo quasi per gioco — ricorda Cosimo — con le telecamere per il campus del Mit, poi un amico ci dette un piccolo contratto per il sistema di sorveglianza di un magazzino». Quindi il salto di qualità quando l’impresa riuscì a sviluppare un sistema in grado di trasmettere immagini stabili da mezzi in movimento anche ad alta velocità. Oggi, ad esempio, tutti i 36 traghetti della New York Waterways sono collegati alla terraferma attraverso sistemi Fluidmesh. In Italia il contratto più importante siglato dalla società è stato quello per lo scalo marittimo di Porto Marghera, mentre la tecnologia di trasmissione da mezzi in movimento è all’esame di un paio di operatori europei che gestiscono treni ad alta velocità. E il sistema Fluidmesh è attualmente in sperimentazione su un treno-laboratorio in Italia: un Frecciarossa che ne valuta le capacità lungo la linea Milano-Torino.

 

 

 

Ma sono le Americhe che stanno dando le maggiori soddisfazioni ai tre imprenditori e ai loro 50 ingegneri e matematici: sono arrivati contratti per reti ferroviarie americane come quello per BART, il sistema di trasporto su rotaia della Baia di San Francisco, ma la tecnologia wi-fi della società italiana, che funziona anche sotto terra, è stata adottata anche da due miniere in Perù, tre in Colombia, due negli Stati Uniti e una in Sud Africa, che la utilizzano per le comunicazioni in remoto. Presto, però, per questa via si potranno anche dirigere gli scavi fatti utilizzando robot al posto dei minatori in carne ed ossa. Altri impieghi in crescita sono quelli agricoli.

La soddisfazione più grossa per questa startup ormai stagionata è, però, venuta da Cisco Systems: il gigante delle reti che offre servizi informatici integrati alle imprese. La società, che propone, in modo particolare, sistemi integrati per la sicurezza alle ferrovie, ha confrontato dieci diversi sistemi di trasmissione compreso il suo e quello di altri giganti come Motorola. Alla fine l’ha spuntata la piccola società italiana. Che, poi, tanto piccola, ormai non è più.


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